La frase corretta, per tradurre la scienza in parole semplici, è che i geni sono come interruttori.
Il DNA è l’impianto elettrico, ovvero la sequenza di base che manifesta problemi se c’è qualche danno di sistema. Ma al di là di quel 2, 3% di fattori immutabili, c’è la restante parte del genoma non codificante che è vivo, mobile, interattivo. E con chi interagisce? Con l’ambiente.
Il vecchio paradigma deterministico, il dogma di Crick, è morto e sepolto. Oggi la scienza epigenetica ci dimostra che le proteine che codifichiamo, la capacità di tenere silente la predisposizione a una malattia, dipende da come mangiamo, pensiamo, viviamo. E dalle informazioni che le cellule portano al DNA, attraverso l’interazione con l’ambiente.
Addirittura, la scienza sta dimostrando che un trauma vissuto dal nonno si trasmette al nipote, epigeneticamente.
La via è a due sensi, contrariamente a ciò che si pensava vent’anni fa.
Vi spieghiamo perché il DNA è l’hardware, mentre il software è in mano vostra. Potete decidere quali interruttori premere…e vi spieghiamo come.
Perché due gemelli con lo stesso DNA hanno patologie diverse?
Per molto tempo gli scienziati sono stati convinti del fatto che non fosse possibile alterare il codice genetico.
I geni che costituiscono il DNA contengono tutte le informazioni su chi siamo. Essi danno le istruzioni alle cellule del corpo e decidono ogni cosa, dal colore degli occhi al funzionamento dei polmoni, o la predisposizione a malattie come cancro e diabete.
Fino a pochi anni fa, il dogma centrale della biologia era il paradigma di Crick: si riteneva che le informazioni contenute nel DNA passassero in modo unidirezionale dall’RNA, al fine di produrre proteine. In fondo, il ruolo dei geni è quello di determinare la produzione di proteine.
Ma la vita che una persona conduce, insieme a altri fattori, rende la faccenda più complessa.
Immaginiamo due gemelli identici: hanno lo stesso DNA ma il modo in cui vivono è diverso. Uno ha una vita comoda, l’altro ha un lavoro stressante. Uno fa più esercizio fisico, l’altro mangia meglio.
I gemelli iniziano ad avere diverse caratteristiche e sviluppano malattie differenti: come può essere, se il genoma è lo stesso?
La mappatura del DNA ha rivelato che abbiamo poco più dei geni del moscerino della frutta: ce ne si aspettava oltre 100.000, invece sono circa 20.000. Da dove vengono tutte le proteine che produciamo? È evidente che la lettura gene-proteina non sia sostenibile
Ed è lì che entra in gioco l’epigenetica.
I geni sono come interruttori che il corpo spegne o accende. Dipende da…
Il DNA è un manuale di istruzioni che spiega come le cellule dovrebbero lavorare. Ogni cellula ha una copia del manuale.
Ogni cellula contiene almeno due metri di DNA e, per ragioni di spazio, il materiale genetico è avvolto intorno a una proteina chiamata istone, a formare una struttura compatta.
A volte però per la cellula è difficile accedere all’informazione genetica, proprio perché è troppo compattata.
Qui è dove l’epigenetica entra in gioco. I fattori epigenetici sono elementi chimici che agiscono sulla struttura e danno le istruzioni per comprimere o decomprimere il DNA. Se lo comprimono la cellula non può accedere alle informazioni e quel gene è tagliato fuori.
I marker epigenetici che decomprimono il DNA permettono alla cellula di leggere il gene e attivarlo.

In sostanza, i geni sono come interruttori che possiamo tenere spenti, se dannosi, o accendere. Dipende da noi, dallo stile di vita che conduciamo.
I gruppi chimici che marcano il genoma si chiamano “epigenomaâ€. Anche un’emozione può produrre una alterazione chimica che diventa fattore epigenetico e determina la produzione di proteine diverse. Lo stress è uno dei marcatori epigenetici più temibili!
L’interruttore funziona anche – e soprattutto- per la gestante
Abbiamo capito che il passaggio di informazioni da e verso l’ambiente, o all’interno del corpo, avviene con segnali chimici.
Per la mamma in attesa, tutte le informazioni possono essere trasmesse come segnali chimici al bambino attraverso il sangue.
Questo processo inizia appena la prima cellula dell’embrione umano inizia a dividersi.
Ecco perché per il bambino è importante cosa mangia la mamma, il suo stato emozionale e fisico, le medicine e le vitamine che prende.
Se la dieta della mamma in gravidanza è povera, il bambino può essere più predisposto all’obesità , dal momento che il suo epigenoma ha programmato di archiviare più calorie ogni volta che mangia. Il fenomeno è stato avallato da tantissimi studi, con donne che hanno avuto gravidanze, ad esempio, durante le guerre.
Uno studio del 2008, ha rilevato una connessione fra il rischio prenatale di carestia e il rischio di malattie della prole in età adulta: i bambini analizzati nello studio avevano una minore metilazione del DNA, in particolare sul gene IGF2 impresso.
Ma anche il ruolo dei padri è importante perché può trasmettere i caratteri epigenetici al bambino.
Per esempio se un padre ha fumato molto questo può tradursi in una minore aspettativa di vita per il bambino e anche per i suoi nipoti. L’epigenoma esercita il suo influsso anche sulle successive generazioni, non solo in fase embrionale.
I geni sono come interruttori: il caso dei topolini e dei fiori di ciliegio
In un esperimento famoso, gli scienziati hanno fatto associare ai topi lo shock causato da elettricità -perciò il dolore- al profumo dei fiori di ciliegio. I topini hanno generato figli che diventavano nervosi al solo sentore di ciliegio, nonostante non avessero avuto contatti con i genitori durante la crescita.
La terza generazione di topini mostrava una certa sensibilità a quel profumo. Nel loro DNA, gli scienziati hanno trovato i marcatori epigenetici di un gene che codifica una proteina particolare, che presiede alla ricezione degli odori. I nipoti avevano inoltre un numero maggiore di neuroni responsabili dell’individuazione del profumo di ciliegio.
Nature rileva come la trasmissione intergerazionale agisca tramite cambiamenti nei gameti e nell’ambiente uterino gestazionale.
Qui sono stati esaminati i cambiamenti neuroendocrini, epigenetici e neuroanatomici della prole dei genitori sottoposti a stress
L’ipotesi è che la prole di genitori esposti a stress sia a rischio di esiti avversi a causa di cambiamenti epigenetici duraturi nei sistemi biologici dei genitori che sono insorti in risposta all’esposizione a stress e vengono trasmessi. (Yehuda e Bierer, 2009).
Non esiste DNA spazzatura, esiste un genoma vivo da regolare
La locuzione “DNA spazzatura†fu coniata dal genetista Susumu Ohno nel 1972, di fronte all’enorme porzione di DNA non codificante di cui non si capiva la funzione.
Ma la natura non produce spazzatura. E oggi sappiamo qual è la vera funzione di quel genoma. Esso rappresenta materia viva e duttile che consente differenti espressioni geniche.
Il bello di questa scoperta è che scritta a penna vi è solo una piccola parte del genoma. Il resto è scritto a matita, quindi è reversibile.
Oggi esiste un test che in 15 minuti rileva l’impatto di oltre 800 marcatori ambientali sull’organismo
Come sta impattando l’inquinamento sul tuo corpo? Hai riattivazioni virali nell’intestino? La sintesi proteica sta funzionando bene? I campi elettromagnetici o i metalli pesanti stanno impattando sull’organismo? Sei in stress ossidativo?
Fare un test dei marcatori epigenetici consente di rispondere a queste domande. Un fattore prezios, in quanto la prevenzione primaria parte proprio da questo: venire prima, anticipare la patologia.
Abbiamo visto che l’espressione dei nostri geni dipende al 98% dall’ambiente. Possiamo quindi intervenire prima e riequlibrare il sistema.
Oggi esiste un test, SDrive, che grazie alla biofisica e alla Intelligenza Artificiale, in 15 minuti fa uno screening totale dell’organismo: vitamine, minerali, antiossidanti, amminoacidi, sistema endocrino, immunitario, cardio vascolare, gastro intestinale, adrenergico, muscolo scheletrico, metabolismo degli zuccheri, campi elettromagnetici, fattori di interferenza ambientale, sonno, sistema cerebrale, virus, batteri, spore, muffe, funghi.
La cosa è possibile grazie a quel biomarcatore straordinario che è il bulbo del capello: esso, oltre a contenere il DNA, archivia tutti i fattori epigenetici che hanno influenzato le nostre cellule e restituisce un quadro preciso del sistema corpo.
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