Possiamo influire sull’espressione del 98% dei nostri geni. E possiamo fare reale prevenzione, aiutando i geni che combattono il cancro all’interno del nostro organismo.
Lo stato fisiologico di salute è un equilibrio. Si chiama omeostasi. Nel nostro corpo ci sono ogni istante forze opposte che si bilanciano. Ad esempio, gli anticoagulanti e i procoagulanti. Gli ossidanti e gli anti ossidanti.
Al pari, ci sono geni oncogeni e geni oncosoppressori. Molto spesso, nel nostro organismo, i secondi intervengono per “spegnere†una deviazione pericolosa.
Come aiutare i geni che combattono il cancro? Qui, l’epigenetica diventa cruciale. Cosa significa? Che l’espressione dei nostri geni dipende al 98% da fattori ambientali, come la scienza ha scoperto oltre vent’anni fa.
Alimentazione, pensieri, stili di vita, inquinanti: tutto concorre ad accendere o spegnere i geni oncogeni.
Prevenzione: quali sono i geni che combattono il cancro?
Oltre 20 anni, fa il premio Nobel per la Medicina andò a scienziati che scoprirono la presenza di geni oncogeni e oncosoppressori nel nostro DNA.
“Abbiamo una bilancia: quando si attiva una sequenza anomala, un’altra la mette a tacere†spiega Mauro Miceli, farmacologo e bio chimico, docente Aggregato in Scienze di Laboratorio Biomediche presso il Polo Biomedico dell’Università di Firenze e Docente a c. presso l’Università Niccolò Cusano e LUMSA Università di Roma nell’area didattica di Biochimica Applicata e Nutrizione Funzionale.
Il caso del tumore mammario
Nel caso del tumore mammario è stato riconosciuto che la presenza di una mutazione genetica dei geni BRCA1 e BRCA2 porta il rischio di sviluppare tumori al seno e all’ovaio più elevato rispetto al resto della popolazione.
Ma può succedere che il gene venga tenuto sotto controllo. Questo, è il potere dell’epigenetica e della prevenzione primaria. Anche davanti a una predisposizione, possiamo far sì che il gene oncogeno venga tenuto spento.
La proteina p53: uno dei nostri amici geni che combattono il cancro
Il p53 fa parte dei geni oncosoppressori. Si tratta di un vero e proprio guardiano del DNA, un fattore di trascrizione che sul genoma attiva dei geni bloccanti.
“Il nostro p 53 si trova nel citoplasma e generalmente viene tenuto sotto controllo da un altro fattore proteico che si chiama MDM2, con cui crea un’interazione molecolare sufficiente ma non troppo forte – spiega il prof Miceli. Quando però a livello del nucleo cellulare arrivano dei segnali che possono far presupporre un’alterazione della struttura del DNA -tale da comportare una possibile proliferazione cellulare non controllata- ecco che la proteina P53 entra in azione.
Essa si sgancia dal suo controlloree va a indurre un altro fattore denominato P21, il quale avvia tutta una serie di meccanismi molecolari che hanno come fine il blocco del ciclo cellulare ai fini di proteggerne la corretta funzionalità “.
Quali sono i fattori che spezzano l’equilibrio? Che danno il via al processo di oncogenesi? Sono quasi sempre fattori epigenetici: alimentazione, inquinanti, stili di vita, stress.
“L’oncogene viene attivato per motivi ambientali, nutrizionali, ad esempio da un insulto come lo stress ossidativo†spiega ancora il prof Miceli. Perciò, fare prevenzione aiutando i geni che combattono il cancro significa individuare questi fattori prima che degenerino.
Inquinamento: il fattore oncogeno primario
1990 – 2019 + 79% dei tumori sotto i 50 anni in Nord America.
1995- 2019 + 50% dei tumori nei giovani fra i 15 e i 39 anni (da 10.000 a 20.000).
Sono dati pazzeschi, quelli che emergono dall’articolo di ruggero Ridolfi, oncologo, endocrinologo, componente ISDE Forlì Cesena. Il pezzo appare su “International Social Science and Humanities Studies†e tratta di firme epigenetiche dell’inquinamento ambientale e aumento di incidenza tumorali nei giovani.
Sul podio delle sostanze oncogene, metalli pesanti, arsenico, diossine, particolati, vari pesticidi-erbicidi.
Nell’aria abbiamo più o meno 120.000 molecole tossiche.
L’ambiente conta tantissimo nella genesi delle malattie tumorali
Una recentissima pubblicazione di Cazzolla Gatti et al, avvalendosi della Intelligenza Artificiale (AI), ha messo a confronto la mortalità per 23 tipi di cancro di tutte le regioni e province italiane con 35 fonti di inquinamento e con 7 variabili socioeconomiche (comprensive degli “stili di vitaâ€). La mortalità per cancro è risultata nettamente più elevata nelle aree con maggior inquinamento anche là dove le variabili socioeconomiche e gli stili di vita sono i più salubri.
Per questo è vitale fare reale prevenzione per aiutare i geni che nel nostro organismo combattono il cancro.
Curcumina e The verde aiutano i geni oncosoppressori
La curcumina è una sostanza con valore nutraceutico alto. Due ricercatori indiani ne scoprirono il potenziale grazie all’assenza di tumori alla prostata e alla vescica in chi consumava tanto curry.
La curcumina modula la cascata infiammatoria da prostaglandine e anche le lipossigenasi. La sua azione è antiossidante e antinfiammatoria. 400-500 mg hanno un’ottima azione sul sistema cardiovascolare e prevengono l’infiammazione.
Diversi sono gli studi che attribuiscono al the verde effetti antinfiammatori e anti stress, oltre a valutarlo con azione positiva contro l’ipertensione. In Giappone l’estratto di the verde è un fitofarmaco.
Lo stesso melograno e la vitamina C attivano il p53
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Prevenzione: possiamo accendere gli interruttori genetici giusti (i geni che combattono il cancro)
Le mutazioni epigenomiche possono determinare l’iper espressione di geni oncogeni o il silenziamento di geni oncosoppressori. Esse possono anche influenzare il sistema immunitario dell’ospite favorendo l’immuno-escape tumorale.
“Firme mutazionali†specifiche vengono identificate sempre più numerose nell’ultimo decennio: riguardano, per esempio, il fumo di sigaretta nei tumori polmonari e nella prostata, le radiazioni ultraviolette nei tumori cutanei, i pesticidi/erbicidi in associazione ai raggi UV nel melanoma e l’esposizione a PM2.5 dell’l’inquinamento atmosferico nel cancro polmonare. Si stanno allestendo veri e propri cataloghi di tali firme anche grazie all’aiuto dell’AI.
Identificare la “pistola fumante†delle cause e/o concause dei singoli tumori in pazienti esposti allo stesso cancerogeno, potranno comportare implicazioni etiche, legislative e forse anche legali tali da indurre economisti ed amministratori delle nostre Società a considerare e finanziare correttamente una rinnovata Prevenzione Primaria.
Ma qual è lo strumento di prevenzione primaria per come aiutare i geni che combattono il cancro?
Se la genetica ha la pistola, è l’epigenetica che preme il grilletto
Il DNA non è il nostro destino: possiamo influire sul 98% dell’espressione genica!
Come possiamo aiutare geni come il p53 a mantenere silente il loro opposto? La tecnologia ci viene in grande aiuto oggi, grazie a biofisica e intelligenza artificiale.
Esiste un test che dal bulbo di 3 o 4 capelli –il nostro bio marcatore più potente- fa una scansione di tutto il nostro organismo in 15 minuti. Il test SDrive è in grado di dirci quali fattori stanno squilibrando il sistema: stress ossidativo? Mancanza di vitamine essenziali? Metalli pesanti? Idrocarburi? Campi elettromagnetici? Metabolismo degli zuccheri? Mancanza di acidi grassi?
Si tratta di una tecnologia semplice, non invasiva, efficacissima, che nelle mani del medico rappresenta una vera e propria mappa da utilizzare ai fini sia della prevenzione sia della cura.
Il test dei marcatori epigenetici SDrive legge oltre 800 fattori, rappresentando il miglior aiuto al fine di aiutare i geni oncosoppressori a prevalere. Il test dei marcatori epigenetici SDrive è una tecnologia che ci consente di fare vera prevenzione e, fra le altre cose, di aiutare i geni che combattono il cancro ogni giorno all’interno del sistema corpo.
