Conoscere il biotipo del paziente aiuta l’anamnesi? Consente al medico di arrivare più velocemente alle cause della patologia o di evitarla? L’epigenetica ci dice che oltre il 90% dell’espressione genica dipende dagli stili di vita: ma impattano allo stesso modo su individui diversi? Ovviamente no. Il “terreno†di predisposizione risulta dalla costituzione alla nascita e dall’impatto epigenetico.
Comprendere i biotipi risulta fondamentale per l’anamnesi, in un approccio di medicina integrata e personalizzata. Il Carbonico, ovvero il Linfatico di Ippocrate, ad esempio, ha nell’acidosi il proprio nemico.
Il biotipo Carbonico- brevilineo, con iride marrone chiara, legato alla Terra (medicina cinese) tende ad  accumulare lo  stress e va in carenza di ossigeno.
La sua costituzione è legata all’elemento calcio e l’acidosi è il nemico da combattere.
Brevilineo, accumulatore, spesso senza ossigeno
Il carbonico è brevilineo, resistente: un “accumulatoreâ€. Quello che Ippocrate chiamava il Linfatico.
Questo biotipo resiste dal punto di vista immunitario, ma finisce spesso in carenza di ossigeno. Conoscere questo tipo di costituzione aiuta molto dal punto di vista anamnestico.
Le caratteristiche fisiche sono collo largo e corto, denti e unghie quadrati. Il Carbonico è tendenzialmente basso, con viso rotondo.
Biotipo e anamnesi sono due elementi legati, come spiega il dottor Bartolomeo Allegrini, uno dei docenti dell’Accademia SDrive.
Biotipo e anamnesi: perché qui l’acidosi è il nemico da combattere?
Nel biotipo Carbonico prevale il vagotono. Vi è in genere una ipo funzionalità di gonadi e tiroide, un’attività prolungata del timo, con lieve ipercorticosurrenalismo e una riduzione della funzione dell’ipofisi.
Qui, vi è una grande connessione con la pineale, collegata appunto al parasimpatico e ad attivazione notturna.
Questa tipologia biologica regge bene lo stress cronico ma non quello acuto. Gioca in difesa, si chiude. Tendenzialmente è lenta, flemmatica, non scattante. L’acidosi è il nemico da combattere.
Una costituzione anabolica
Il Carbonico accumula, non brucia. E’ un accumulatore che tende all’anabolismo e per questa ragione il suo problema si chiama ossidazione. Non riesce a usare l’infiammazione a fini funzionali.
Il suo terreno è l’endoderma, con centralità della pancia. Ha una bassa attività ipotalamica e un timo forte.
“L’ipossia stagnante è tipica del soggetto Carbonico, per il quale il drenaggio è fondamentale.
l suo connettivo non è plastico, è di deposito. Si tratta di un parasimpatico tonico, con un vago sostenuto -prosegue il dott. Allegrini.
La predisposizione è a fibromi, aterosclerosi, distonie neurovegetative, dismetabolismo, cellulite, ipertensione, cirrosi, trombosiâ€.
Predisposizioni della tipologia carbonica
Il biotipo carbonico è focalizzato su apparato digerente, epiteli polmonari, apparato urinario.
Ha una tendenza ai vasi che si chiudono o a malattie legate alle neoplasie. Al contrario, questo non è terreno fertile delle malattie autoimmuni e regge bene l’avanzare dell’età .
La disbiosi è uno dei problemi di questa identità biologica: tende a sviluppare forme miste, prevalgono muffe, spore, funghi e batteri, con espressione del braccio TH1 della bilancia immunitaria.
Il Carbonico tende ad essere acido-infiammato: pe questo il suo terreno è spesso da drenare.
Questa identità biologica non è predisposta all’osteoporosi. In caso la sviluppi, la terapia dovrà vertere sulla soluzione dell’acidosi, che è l’inclinazione tipo del carbonico.
Biotipo e anamnesi
“La patologia deve essere vista in una chiave olistica e sistemica, mente e corpo sono un’unità inscindibile. Non si può pensare che se la mente va in una direzione il corpo vada dall’altra -spiega il dottor Allegrini.
“Nelle forme croniche, la malattia emergente deve essere sempre inserita correttamente in un contesto patobiografico del paziente, che permette di acquisire informazioni sulla totalità della persona. La terapeutica che scaturisce da questo approccio non si limiterà all’uso di medicamenti per la malattia in atto, ma interverrà sulle problematiche meno apparenti che spesso ne sono la causa”.
L’Accademia SDrive insegna al professionista della salute a ragionare sulla molteplicità dei fattori che sono all’origine dello squilibrio chiamato malattia.
